Il Palazzo di via Malcontenti
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Info su questo ebook
nel 1967. Ogni piano racchiude delle vite, delle storie, collegate l’una all’altra solo da una scala.
Alcune vite si intersecano, si legano e si scontrano; altre, invece, sembrano destinate a continuare parallelamente, senza mai toccarsi. È così che la storia di Anna difficilmente si legherà a quella di Lavinia, così come Daniele difficilmente conoscerà quello che si nasconde nella solitudine dell’appartamento di Claudio. Ma è soprattutto Fosca, del secondo piano, che sembra avere qualcosa
da raccontare…
Graziella Ferlito nasce a Catania il 14 marzo 1974. Pittrice, scultrice e decoratrice, ha esposto in mostre collettive e personali; diverse sue opere si trovano presso collezioni private e pubbliche.
Comincia a interessarsi all’arte visiva da piccola e frequenta il liceo artistico di Catania e l’accademia delle belle Arti di Catania.
La scrittura è per Graziella Ferlito un altro modo di creare mondi e personaggi, disegnare e colorare le loro storie in mille modi diversi.
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Anteprima del libro
Il Palazzo di via Malcontenti - Graziella Ferlito
Graziella Ferlito
Il Palazzo
di via Malcontenti
© 2022 Gruppo Albatros Il Filo S.r.l., Roma
www.gruppoalbatros.com - [email protected]
ISBN 978-88-306-7809-5
I edizione maggio 2023
Finito di stampare nel mese di maggio 2023
presso Rotomail Italia S.p.A. - Vignate (MI)
Distribuzione per le librerie Messaggerie Libri Spa
Il Palazzo di via Malcontenti
A me stessa
Nuove Voci
Prefazione di Barbara Alberti
Il prof. Robin Ian Dunbar, antropologo inglese, si è scomodato a fare una ricerca su quanti amici possa davvero contare un essere umano. Il numero è risultato molto molto limitato. Ma il professore ha dimenticato i libri, limitati solo dalla durata della vita umana.
È lui l’unico amante, il libro. L’unico confidente che non tradisce, né abbandona. Mi disse un amico, lettore instancabile: Avrò tutte le vite che riuscirò a leggere. Sarò tutti i personaggi che vorrò essere.
Il libro offre due beni contrastanti, che in esso si fondono: ci trovi te stesso e insieme una tregua dall’identità. Meglio di tutti l’ha detto Emily Dickinson nei suoi versi più famosi
Non esiste un vascello come un libro
per portarci in terre lontane
né corsieri come una pagina
di poesia che s’impenna.
Questa traversata la può fare anche un povero,
tanto è frugale il carro dell’anima
(Trad. Ginevra Bompiani).
A volte, in preda a sentimenti non condivisi ti chiedi se sei pazzo, trovi futili e colpevoli le tue visioni che non assurgono alla dignità di fatto, e non osi confessarle a nessuno, tanto ti sembrano assurde.
Ma un giorno puoi ritrovarle in un romanzo. Qualcun altro si è confessato per te, magari in un tempo lontano. Solo, a tu per tu con la pagina, hai il diritto di essere totale. Il libro è il più soave grimaldello per entrare nella realtà. È la traduzione di un sogno.
Ai miei tempi, da adolescenti eravamo costretti a leggere di nascosto, per la maggior parte i libri di casa erano severamente vietati ai ragazzi. Shakespeare per primo, perfino Fogazzaro era sospetto, Ovidio poi da punizione corporale. Erano permessi solo Collodi, Lo Struwwelpeter, il London canino e le vite dei santi.
Una vigilia di Natale mio cugino fu beccato in soffitta, rintanato a leggere in segreto il più proibito fra i proibiti, L’amante di lady Chatterley. Con ignominia fu escluso dai regali e dal cenone. Lo incontrai in corridoio per nulla mortificato, anzi tutto spavaldo, e un po’ più grosso del solito. Aprì la giacca, dentro aveva nascosto i 4 volumi di Guerra e pace, e mi disse: Che me ne frega, a me del cenone. Io, quest’anno, faccio il Natale dai Rostov
.
Sono amici pazienti, i libri, ci aspettano in piedi, di schiena negli scaffali tutta la vita, sono capaci di aspettare all’infinito che tu li prenda in mano. Ognuno di noi ama i suoi scrittori come parenti, ma anche alcuni traduttori, o autori di prefazioni che ci iniziano al mistero di un’altra lingua, di un altro mondo.
Certe voci ci definiscono quanto quelle con cui parliamo ogni giorno, se non di più. E non ci bastano mai. Quando se ne aggiungono altre è un dono inatteso da non lasciarsi sfuggire.
Questo è l’animo col quale Albatros ci offre la sua collana Nuove voci, una selezione di nuovi autori italiani, punto di riferimento per il lettore navigante, un braccio legato all’albero maestro per via delle sirene, l’altro sopra gli occhi a godersi la vastità dell’orizzonte. L’editore, che è l’artefice del viaggio, vi propone la collana di scrittori emergenti più premiata dell’editoria italiana. E se non credete ai premi potete credere ai lettori, grazie ai quali la collana è fra le più vendute. Nel mare delle parole scritte per esser lette, ci incontreremo di nuovo con altri ricordi, altre rotte. Altre voci, altre stanze.
Il Palazzo di via Malcontenti
Il Palazzo è un piccolo mondo circoscritto da scricchiolanti mura e situato vicino alla stazione ferroviaria di Riposto; un edificio di sette piani costruito nel ’67. Gli appartamenti sono collegati tramite una lunga scala e un fatiscente ascensore; nessun vicino dirimpettaio, solo una scala, piano dopo piano, storia su storia.
All’apparenza il Palazzo sembra instabile, troppo alto. Le voci si propagano nelle scale e scandiscono, minuto per minuto, la vita di chi lo abita: le grida delle madri ai figli, le risate dei bambini, le urla soffocate di chi soffre in silenzio, il canto dei canarini del primo piano.
Primo piano –Anna e il vecchio padre
Al primo piano vivono un anziano signore di novant’anni e la figlia cinquantacinquenne Anna. Il vecchio padre è un personaggio burbero e scorbutico; in gioventù era stato un grande maestro di combattimento con il bastone, antica arte siciliana ormai quasi completamente perduta ma ora, alla sua veneranda età, quasi non cammina e, forse, questa situazione di salute e la consapevolezza di aver ormai perso il vigore di un tempo, ha contribuito ad incattivirlo ancora di più, soprattutto verso la figlia che tratta come una serva. Anna è succube del padre, d’altronde, sin da