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venerdì 16 gennaio 2026

Riccioli d'oro

  

Nell’area del Paradiso riservata ai più piccoli e sotto lo sguardo attento di Cherubini e Arcangeli, gli angeli minori si divertivano a rincorrersi, a saltare e a tuffarsi nella candida distesa di nuvole, che pareva proprio panna montata.  

Ma non era così per Dany, un bambino di cinque anni, finito in Paradiso in seguito a un brutto incidente.

Il piccolo, a causa dei capelli ramati e inanellati in morbidi boccoli, al suo arrivo era stato subito soprannominato “Riccioli d'oro” dagli altri angeli grandi e piccini.

L'angioletto, al contrario dei compagni sempre gai e socievoli, dimostrò sin dall’inizio un carattere chiuso e malinconico.

Riccioli d'oro se ne stava sempre in disparte, sembrando assorto nel guardare i giochi e le rincorse dei compagni tra le nuvole e le stelle di quello spazio immenso e pacifico. In realtà l'angioletto era molto triste e per nulla interessato ai giochi dei coetanei e inutilmente gli altri lo sollecitavano a partecipare alle gare e alle corse sfrenate tra le nuvole. A ogni richiesta Riccioli d'oro alzava le spalle indifferente e rifiutava.

Gli altri angioletti si stancarono ben presto di quel modo scontroso e rinunciarono a convincerlo, lasciandolo stare.

Gli angeli più grandi osservavano con preoccupazione il piccolo solitario e per un po’ si limitarono a tenerlo d'occhio, nella speranza che si ambientasse e cambiasse atteggiamento.

Ma il tempo passava in Paradiso e il piccolo angelo deperiva sempre di più oppreso dalla sua malinconia. Fu allora che, temendo il peggio, i più grandi decisero di andare a chiedere consiglio al Signore di quell’eterea dimensione.

Il buon Pastore ascoltò con attenzione decidendo di interrogare lui stesso l'angioletto e, nonostante gli innumerevoli impegni, si recò nell'area dedicata ai più piccoli.

«Allora, piccino, vuoi raccontarmi perché sei così triste?»

In quel momento l'angioletto sgranò lo sguardo sull’anziano dai lunghi capelli e la barba candida e la lunga veste fluttuante, che lo osservava dall'alto con una strana espressione stampata sul volto.

Il piccolo si sentì sopraffare dall’emozione e dal timore e i suoi occhi si colmarono di lacrime: «Chi sei tu?» ebbe il coraggio di domandare con tono incerto.

«Davvero non sai chi sono?» domandò l’anziano, che sembrava sorpreso dalla domanda. Riccioli d’oro scrollò la testa e l’anziano signore gli spiegò: «Io sono il sovrano di questa dimensione e dell’universo intero ma tu, se vuoi, mi puoi considerare un nonno, anzi, mi puoi chiamare nonno se lo desideri.»

L’angioletto si prese qualche istante per studiare quell’austero personaggio dalla voce potente e nello stesso tempo dolce, quindi annuì.

«Ora posso sapere il motivo di tanta tristezza?» gli domandò quel nonno.  

«Sai, nonno, sento sempre il pianto della mamma e questo mi addolora molto!» cercò di spiegare il piccolo tra i singhiozzi.

Il buon Pastore guardò con compassione il pargoletto: «Piccolo, ma è naturale che una mamma rimasta sulla terra pianga la scomparsa del suo figlioletto. Ma se sei d'accordo avrei in mente un'idea per rasserenare un po’ entrambi.»

 Riccioli d'oro tirò su col naso e smise di piangere, prestando molta attenzione al candido anziano.

«Ti piacerebbe tornare qualche volta a consolare la tua mamma?»

Ancora una volta gli occhi del bimbo si sgranarono colmi di sorpresa e incredulità: «Si può davvero?»


L’anziano sorrise: «Certo che si può! Non fisicamente perché non sarebbe possibile, ormai sei un angelo, ma nei sogni sì! Puoi entrare nel sogno della tua mamma e rimanere con lei finché non si rasserena. Che ne dici?»

Il piccolo angelo si commosse all'idea e con lo sguardo di nuovo velato di pianto sussurrò: «Mi piacerebbe tanto, nonno!»

«Ebbene, così sarà!» esclamò l'anziano con voce stentorea, ma ponendo una lieve carezza sulla testolina ricciuta.

Quella notte stessa Riccioli d'oro fece capolino nel sogno della madre.

Il sonno della povera donna era agitato e la dormiente si girava e rigirava nel letto lamentandosi come un animaletto ferito.

«Mamma ...» mormorò l'angioletto per non spaventarla «Mammina mi senti?»

Appena avvertì la vocina del suo bimbo la donna tentò di svegliarsi ma lui la trattenne: «No, mamma! Rimani addormentata, perché solo così posso parlare con te.»

Nel sonno la donna annuì e sorridendo rispose: «Sì, piccolo mio! Ti ho ritrovato finalmente!»

Mamma e bambino rimasero insieme tutta la notte e la donna strinse sul cuore il suo piccolo tesoro.

«Pensavo di averti perso per sempre!» confessò al bambino.

«No, mammina, ti sbagli! Tu non mi perderai mai! Ogni volta che vorrai io volerò nel tuo sogno e ti consolerò!»

La donna strinse ancor di più il suo angioletto: «Quanto mi sei mancato, bambino mio!»

«Lo so, mamma. Ti sentivo piangere e come te ero triste anche io. Non voglio che continui a piangere per me!»

«Non posso farne a meno» rispose la mamma «Senza di te non è più vita!»

«Tornerò! Te lo prometto mamma, tornerò ogni volta che avrai bisogno di me!»

Confortata dalla presenza del suo piccolo angelo, quella notte la donna dormì finalmente serena, ma l’alba spuntò presto e il risveglio era ormai vicino. La madre iniziò a sentire sulla pelle il distacco dal proprio figlioletto:

«Non lasciarmi! Non andare via!» Furono le ultime parole che Riccioli d'oro sentì dire dalla madre, quindi, con il cuore colmo di malinconia dovette tornare in Paradiso.

«Allora, mi racconti com’è andata?» gli domandò il sovrano seduto sul trono di nuvole.


Il volto dell’angioletto era ancora cupo e il buon Pastore se ne rammaricò: «Perché quella faccia scura? Non è stata contenta la mamma di rivederti?»

«Molto contenta…felice!» rispose il piccolo singhiozzando.

«E allora, perché sei ancora così triste?»

«Perché l’ho lasciata disperata, anche se le ho promesso che sarei tornato.»

«Vedrai che col tempo si rassegnerà e smetterà di piangere» lo rincuorò il Signore.

«No, ti sbagli nonno! La mamma rimarrà triste per sempre, se non facciamo qualcosa.»

L’espressione dell’anziano si fece interrogativa, anche se in cuor suo aveva già intuito cosa intendesse il piccolo angelo.

«Dimmi, cosa potremmo fare io e te per aiutarla?»

Riccioli d’oro ci pensò un istante e poi rispose: «Un altro bimbo! La mia mamma ha bisogno del sorriso di un bimbo per rasserenarsi.»


«Ma la tua mamma non può avere altri bimbi, tu lo sai! Per avere te ha dovuto fare molte cure e non è stato facile per lei.»

Riccioli d’oro si rattristò e tacque, riflettendo per un po’ poi il suo volto s’illuminò: «Ma tu sei il Signore dell’universo e puoi fare un prodigio inviando in dono alla mia mamma un neonato.»

L’anziano si accigliò e prese a carezzare la sua barba candida con fare pensieroso, poi annuì: «Certo io potrei, ma tu cosa saresti disposto a fare in cambio?»

L’angioletto diventò tutto rosso per l’imbarazzo: «Io…io sono piccolo, non sono capace di fare grandi cose» rispose incerto.

«Uhm…temo che allora…»

«Aspetta» lo interruppe il bimbo «io sono disposto anche a morire di nuovo e di andare anche…»

«Di andare dove?»

«Di andare nel fuoco. Là dove bruciano in eterno quelli cattivi cattivi» terminò in un fiato.

Gli occhi del buon Pastore si sgranarono per la meraviglia: «Davvero faresti questo per la felicità della tua mamma?»

«Sì, lo farei!» esclamò il piccolo deciso.

L’anziano sorrise e gli pose una carezza sulla testa ricciuta: «La tua mamma è stata fortunata ad avere un angioletto come te e sai, non occorrerà che ti getti nelle fiamme. Hai espresso un desiderio e così sia!»



Dopo alcuni mesi, l’angioletto assisteva alla nascita del nuovo fratellino e si beava vedendo il sorriso della sua mamma che stringeva al petto il neonato. Il sole penetrava attraverso i vetri della finestra e illuminava la tenera scenetta e la testolina del bambino. I riccioli dorati emanarono bagliori come fossero oro puro.

«Ha gli stessi miei capelli!» mormorò Riccioli d’oro estasiato e, come se avesse percepito la presenza del fratellino, in quel momento il piccolo volse lo sguardo su di lui e gli sorrise. La mamma seguì lo sguardo del neonato e intuì che il suo angioletto era ai piedi del letto.

«Io ti amerò per sempre!» promise al suo perduto bimbo.

«E io vi sarò sempre accanto e vi proteggerò entrambi!» promise l’angioletto inviando un bacio a mamma e bambino e, da quel momento, diventando il loro Angelo Custode.

                                      

        


Favola di Vivì pubblicata sul sito Scrivere dal 05/12/2021

Immagini GifAnimate.com


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sabato 10 gennaio 2026

La nuvola, il vento e l'aquilone


Là in riva al mare corre un bimbo contento

tanto veloce perché sospinto dal vento

con lo sguardo sempre rivolto all’insù

seguendo lievi ali nel cielo terso e blu.





Ride quel bimbo col lungo filo in mano,

mira l'aquilone che appar come un gabbiano

che plana nel cielo, gira e libero vola,

s’impenna come un puledro scarta e ancor s’invola.



Stizzoso il vento soffia e ora lo cattura,

tenta uno strappo al filo e il bimbo ha paura,

ma non molla e ha inizio un gioco di forza,

tira in basso il bimbo e l’altro lassù rinforza.



Ma passa una nuvola in quel momento

e del fanciullo coglie tutto lo sgomento,

tra lui e il vento c’è una questione

e di certo in gioco vi è l’aquilone.


 

Pensa al da farsi l'eterea bianca,

quel dispettoso non può averla franca,

e se di quel cielo si sente il padrone,

in realtà è soltanto un zuzzurellone.




Lesta scorre nel cielo la nuvoletta

occorre agire e piuttosto in fretta,

così che avvolge nel candido alone

dalla coda alla testa quell’aquilone.



Ordunque il vento resta interdetto:

quel coso strano che fine ha fatto?

E non si accorge il vecchio burlone

che ha perso la faccia oltre all’aquilone.


Felice il bimbo che vive una favola

nell'azzurro ciel ora cavalca la nuvola,

ma è solo un sogno e all’improvviso

la mamma lo desta con un sorriso.





Filastrocca di Vivì sul sito Scrivere dal 18/03/2020

immagini GIFanimate.com


martedì 6 gennaio 2026

La mia Befana

 


Ditemi perché da tutti la befana

vien dipinta brutta e come donna anziana,

sempre mal vestita, col capello crespo

e dalla voce rauca come fosse un rospo.



Chi l’ha mai detto e dove sta scritto

che è vecchia davvero e brutta di diritto?

E qualcuno c'è che ancora mi spiega

perché appare arcigna come una strega?




Stanotte ho fatto un sogno e la mia befana

non era bitorzoluta né tantomeno strana

volava sì veloce per tutta l’Europa

e con grazia cavalcava la magica scopa. 




Non era grottesca e nemmeno svitata

ma giovane, gentile e bella come una fata

girava per le case con tanti dolci e doni

da metter nelle calzette dei fanciulli buoni.


       



Filastrocca di Vivi pubblicata sul sito Scrivere dal 2019

Immagini Pinterest e CleanPng

mercoledì 31 dicembre 2025

Filastrocca di fine anno

 





 

Adesso che dunque l'anno è passato

giusto, discreto o non fortunato,

mettiti quieto e tira la somma

e su quel che non va usa la gomma.







 

Tristezza e lacrime, risate o gioia,

divertimento, affanno o noia,

non tormentarti con cose brutte

ma drizza le spalle e incassale tutte.


 

Del bene e del male è fatta la vita

e sul piatto d'argento non sempre è servita,

lo studio e il lavoro son purtroppo fatica

ma coraggio...sorridi e ti sarà amica.

       




Filastrocca di Vivì pubblicata dal 2020 sul sito Scrivere

venerdì 26 dicembre 2025

Filastrocca del malanno





 Ti cola il nasino e hai mal di gola,

mamma ti cura e poi ti consola,

ma se sale la febbre e senti dolore,

non basta mamma ma occorre il dottore. 

Non molto tranquillo sei steso sul letto

e lo stetoscopio  ti appoggia sul petto

e poi sulla schiena e gelato com’è,

ti suggerisce di scandir trentatré.

Ti duole il pancino e non vuoi che lo tocchi,

ti scruta la lingua e poi anche gli occhi

e se infine consiglia di far ‘na puntura,

tu inizi a tremare dalla paura! 

Non piangere, dai, l’ago è indolore

e la medicina per guarire ci vuole,

tu chiudi gli occhi, dai retta a me

e tutto è finito all’un, due e tre!



Filastrocca di Vivì pubblicata sul sito Scrivere

Immagini dal web

lunedì 22 dicembre 2025

La fiaba di Babbo Natale


Tanti, tanti anni fa, in Lapponia, in una capanna del bosco, circondata da abeti e nei pressi di un limpido ruscello d’acqua, viveva un anziano signore un po' contadino e un po' boscaiolo, che si chiamava Natale. Il buon uomo si dedicava ogni giorno con impegno a coltivare il suo orticello, a curare le sue renne e a intagliare il legno vivendo serenamente. Era un vecchietto assai buono e generoso con una lunga barba bianca, vestiva sempre di rosso, perché era il suo colore preferito e si prestava di buon grado ad aiutare tutti i suoi vicini, senza tirarsi mai indietro

Non del tutto soddisfatto, però, un giorno pensò che era troppo poco quello che faceva per gli altri e si mise a rimuginare. Natale era un altruista e la sua più grande aspirazione era trovare il modo per donare al prossimo qualcosa di più. Quella sera si addormentò con quel pensiero e durante la notte iniziò a sognare e nel sonno gli apparve un angioletto, dalla vocina soave e molto grazioso.

                                                

L'angioletto gli spiegò che nel mondo c’erano tanti bambini poveri privi anche dell'essenziale per vivere una vita serena. Come i bimbi più fortunati, anche quelli poveri desideravano dei giocattoli, ma non avrebbero mai potuto averli. Mentre raccontava, era evidente che il cuore dell’angelo era colmo di tristezza perché le lacrime iniziarono a scorrergli sul viso. Il buon vecchio Natale, essendo molto sensibile, si commosse e chiese cosa poteva fare per rendere felici quei poveri innocenti e l’angioletto gli rispose che ci sarebbe stato un modo, molto impegnativo ma efficace. Natale sarebbe dovuto partire durante la Santa Notte con una slitta trainata dalle sue renne stracarica di doni, da consegnare a ogni bambino.

Ma dove posso trovare i giocattoli per tutti i bambini del mondo?” si domandò il buon uomo“E come posso entrare nelle case e consegnarli tutti in una sola notte? Ci saranno tutte le porte chiuse!”

Gesù Bambino ti aiuterà a risolvere ogni problema!” lo rassicurò l’angioletto.

Fu così che Gesù Bambino nominò il buon uomo papà di ogni bimbo e gli donò il nome di Babbo Natale! 

Con il supporto degli Elfi che il Bambin Gesù gli assegnò, Natale iniziò a intagliare nel legno deliziosi trenini, bambole e giocattoli vari che, la notte di Natale, gli aiutanti lo aiutarono a caricare sulla slitta. 

Gesù bambino, inoltre, concesse alle otto renne la facoltà del volo, in modo da poter sorvolare in un lampo il cielo di tutti i paesi del mondo.

Da allora Babbo Natale, calandosi dal camino, entra in silenzio in ogni casa  mentre i bambini dormono. Il buon vecchio, vestito di rosso e dalla barba candida, lascia i suoi doni sotto gli alberi addobbati a festa con luci e palline, candeline e bastoncini di zucchero.

Grazie alla magia dell’amore e dell'altruismo il prodigio divenne realtà permettendo a Babbo Natale di essere sempre puntuale nella consegna dei suoi doni per poter far felici tutti i bambini del mondo, anche quelli più poveri! E portare un sorriso nei loro visi e nei loro cuori!






Fiaba tratta dal web e rielaborata dall'autrice 

venerdì 19 dicembre 2025

La filastrocca dei re Magi

 




Sul proprio cammello viaggiavano i re

esotici e nobili ed erano in tre

con nomi un po’ strani e altisonanti,

tanto da farli apparire  giganti.

Baldassarre, Gaspare e infine Melchiorre,

 la lunga  carovana il deserto percorre,

seguendo la luce della stella cometa

che illumina la via fino alla Santa meta.



Son mille i disagi per il lungo viaggio

ma in cuore è speranza rendere omaggio;

donando  oro, incenso e mirra

adorando il Bimbo nato sulla terra.




                     



Filastrocca di Vivì pubblicata sul sito Sfogliandopoesia.com

Immagini GlitterGraphics

GifAnimate.com

martedì 16 dicembre 2025

Babbo Natale e la nursey


 

Babbo Natale  era proprio contento perché i suoi amici Elfi avevano lavorato tanto e, oltre aver costruito i giocattoli richiesti dai bimbi tramite le letterine pervenute, erano riusciti a realizzarne alcuni in più, nel caso fossero giunte nuove lettere all’ultimo momento. Era riconoscente verso i suoi piccoli aiutanti perchè  sapeva che senza di loro non sarebbe stato in grado di portare a termine tutte le consegne per il Natale. Quindi, giunta la Santa notte, il buon nonno di tutti i bambini del mondo, caricò sulla slitta i numerosi sacchi contenenti i doni, poi attaccò le sue nove adorate renne: Fulmine, Ballerina, Donnola, Freccia, Cometa, Cupido, Tuono, Saltarello e Rudolph, l’ultima arrivata, che era diventata la capo slitta.

Babbo Natale le assicurò alla slitta e partì, dciso a consegnare in tempo tutti i doni. Iniziò con il primo camino e continuò così per tutta la notte e solo dopo aver consegnato l'ultimo pacchetto avvertì la stanchezza, ma si sentì anche soddisfatto perché aveva esaudito il desiderio di molti bambini.Quando fu pronto per ritornare a casa si accorse che in fondo alla slitta era rimasto un sacco ancora pieno di doni. Si ricordò allora dei giocattoli che gli elfi avevano costruito in più. Cosa fare? Non poteva di certo riportarli indietro! Stava inoltre scendendo una fitta nebbia e, non riuscendo a orientarsi molto, doveva trovare subito una soluzione.


All'improvviso, intravide tra la nebbia una luce. Babbo Natale si avvicinò e vide un edificio con una croce rossa dipinta sul tetto, il colore che amava perché era quello del cuore e anche del suo vestito. Il trambusto che notò attraverso i vetri delle finestre lo incuriosì e, sbirciando con cautela per non farsi scoprire, vide alcune persone vestite di bianco, altro colore a lui molto gradito perché gli ricordava la neve. Dedusse che quello fosse un ospedale e che quelle persone fossero addetti alle cure degli ospiti, forse dottori o forse infermieri.  Infatti, si aggiravano con sollecitudine tra i minuscoli lettini portando cure e sorrisi. Osservando meglio, Babbo Natale intravide anche delle culle, in cui dormivano dei piccolissimi bambini, uno accanto all’altro, come dei bellissimi angioletti uniti per farsi compagnia. Sicuramente erano nati da pochissimi giorni, e alcuni di loro piangevano. Il suo istinto da Babbo Natale prese il sopravvento: doveva dar loro i regali del sacco, perché quelle piccole creature neonate sicuramente non potevano aver scritto la letterina. Ma come poteva consegnare dei giocattoli che non erano adatti a dei bimbi così piccini?

Pensa e ripensa Babbo Natale non trovò nessuna soluzione e allora aprì il sacco e, con stupore, scoprì che conteneva solo piccoli carillon di legno, tutti uguali e con una dolce musica  come sottofondo. Babbo Natale sorrise: quanto amava i suoi Elfi! Loro già sapevano della nascita di questi bimbi come, del resto sapevano dell'assoluta mancanza di doni per loro e avevano predisposto tutto. Il buon nonno di tutti i bimbi si diede dello sciocco e sorrise di nuovo: solo lui non aveva capito!

Quando tutti gli addetti si allontanarono Babbo Natale entrò e mise un carillon vicino a ogni bambino ponendo una dolce carezza tra riccioli biondi e boccoli scuri. Portato a termine il suo compito uscì soddisfatto e si dileguò con la sua slitta nella notte buia e fredda. Mentre si allontanava, però, la musica nei carillon iniziò a suonare e, con questa dolce ninna nanna, i pianti cessarono e i neonati si addormentarono. Questa soave melodia lo accompagnò per tutto il lungo viaggio verso casa. Babbo Natale era finalmente felice.Dopo una buona cena e un meritato riposo sarebbe stato pronto a iniziare a lavorare per il prossimo Natale.


Tratta dal web e rielaborata dall'autrice del blog.











Riccioli d'oro

   Nell’area del Paradiso riservata ai più piccoli e sotto lo sguardo attento di Cherubini e Arcangeli, gli angeli minori si divertivano a r...