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Insegnare, a piedi

Il racconto di Atti 8,26-40 è una storia che si muove. Non succede in un’aula, né in un tempio, né dietro una cattedra. Succede per strada . Filippo cammina, l’altro viaggia. Nessuno dei due “sta fermo” nel senso rassicurante del termine. Ed è già una prima indicazione potente per chi insegna. L’insegnante, qui, non è il detentore della verità che aspetta di essere raggiunto. È uno che accetta di mettersi in marcia accanto a qualcuno che sta cercando un senso. Un compagno di viaggio, più che una guida turistica con l’ombrellino alzato. Non dice: “Seguimi”. Dice, di fatto: “Camminiamo insieme per un po’”. La domanda centrale del racconto è disarmante nella sua semplicità: «Capisci quello che stai leggendo?» La risposta è ancora più onesta: «E come potrei, se nessuno mi guida?» Qui non c’è ignoranza da colmare con una spiegazione brillante. C’è una solitudine da rompere. La ricerca di senso, da soli, spesso è un rumore di fondo: confuso, stancante, a volte frustrante. Vasco Rossi di...

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