Decidere di fare repulisti e ordine in casa non è mai una cattiva idea.
Soprattutto se ti rendi conto che l'ordine ti aiuta ad essere più serena, a mantenere la calma e che forse è meglio soffocare sul nascere quella malsana abitudine che ti porta a conservare troppe cose e che, col passare degli anni, potrebbe trasformarti in una accumulatrice seriale.
E allora, complice la generosità di Rosy, cominci a curiosare tra le righe del metodo Konmari per cercare di "alleggerire" cassetti, armadi e anima.
Fermo restando che il periodo della transumanza non è esattamente l'ideale per cominciare un'attività tanto radicale, qualcosina sono riuscita a sistemare nel mio guardaroba ma il "buttatuttobuttatutto" l'ho rimandato a settembre sia perché avevo già fatto il cambio di stagione e mi scocciava terribilmente ricominciare da capo sia perché materialmente non ho il tempo (e sinceramente neppure la voglia) di stressarmi e stancarmi.
Ho quindi sistemato parte dell'armadio, i miei cassetti, il cassetto dei pigiami del marito... ma poi è stato il turno di quelli della biancheria da letto, da bagno e da tavola e qui la filosofia zen orientale ha dato la prima sonora craniata contro la muraglia del corredo occidental-terrone.
Si, perché non credo che sull'argomento in questione le mamme giapponesi siano ossessivo-compulsive quanto quelle meridionali: la mamma sicula (allegramente sostenuta, incoraggiata e istigata dall'entourage familiare di sesso femminile) comincia ad accumulare la "robba" per la figlia femmina sin dalla primissima infanzia nel timore che una volta maritata possa ritrovarsi a dormire sul materasso nudo o altri scenari domestici apocalittici: fare la doccia e asciugarsi con la carta del rotolo da cucina, pranzare sulla tavola senza la tovaglia o asciugare i piatti con la carta igienica.
Il corredo meridionale è quella cosa che se hai una o più sorelle, te la cavi a buon mercato e nella migliore delle ipotesi al 30º anniversario di matrimonio puoi finalmente permetterti di comprare della biancheria per la casa senza farti venire i sensi di colpa; ma se sei l'unica femmina hai davvero pochissime alternative: o ti trovi un bravo psicologo che ti aiuti a convivere con il lacerante rimorso di aver acquistato una tovaglia "per tutti i giorni" quando hai i cassetti pieni di meravigliose e preziose tovaglie ricamate oppure morirai a 99 anni e 8 mesi durante un'interminabile sessione di stiratura della splendida tovaglia di lino con le applicazioni in chiacchierino (altrimenti detta "machicazzomel'hafattofare").
Il corredo deve essere bello, prezioso, possibilmente confezionato con stoffe pregiate e ricamato a mano, arricchito e ingentilito con applicazioni e intagli.
Verrà poi il giorno in cui, finalmente, avrai vinto le tue paure e per un'occasione speciale deciderai di apparecchiare la tavola con una di queste tovaglie speciali e alla prima macchia ti verrà un collasso che cercherai maldestramente di camuffare per non offendere gli ospiti e infine durante le due/tre ore di stiratura imprecherai all'indirizzo di tutta la componente familiare femminile.
E poi sarà un crescendo, perché il ciclo della vita farà il suo corso e al tuo corredo si aggiungerà parte di quello delle nonne, delle zie, della mamma e tutto passerà a tua figlia e alla sua e, facendo un paio di calcoli, la bis bis nipote avrà bisogno di un armadio quattro stagioni solo per il corredo di famiglia che a quel punto sarà ingiallito, un po' bucherellato, incartapecorito, praticamente vecchio senza essere mai stato usato ma ancora tanto bello, tanto prezioso.
Cara Konmari, vieni in Sicilia e parlaci tu con le madri di figlie femmine!
Tornando alla nostra maestra dell'ordine è sottinteso che io mi rifiuto di ringraziare abiti e accessori prima di rimetterli a posto, anche se mi è venuto un dubbio atroce: le lenzuola sporche è più educato ringraziarle prima di riporle nel cestone o dopo averle stirate e riposte nel cassetto? E mentre le stiro devo domandare scusa per la temperatura del ferro?
Scherzi a parte, come ha detto Anna , il segreto della riuscita del metodo sta nell'adattarlo a noi stesse, alla nostra casa-vita-personalità.
Tornando alla sistemazione dei cassetti sappiate che la verticalizzazione (segue foto esplicativa perché sono le due del mattino e non ho la benché minima intenzione di spiegare di cosa si tratta) non funziona molto bene con sacchi copripiumone, lenzuola, tovaglie, accappatoi e asciugamani non usati (si, sono esattamente parte di quelli del corredo che dopo 19 anni non sono ancora riuscita ad utilizzare) mentre con gli asciugamani già strapazzati da lavabiancheria e ferro da stiro funziona benissimo.
Non escludo di poter tornare in futuro sull'argomento Konmari e affermo categoricamente che, per quanto mi riguarda, mai nessun libro verrà buttato!
Vi lascio la foto di un paio di cassetti "verticalizzati" e, più sotto, un link che spiega un po' meglio del mio post il metodo in questione: