
La nostra amica Vasquez, la Colonial Marine del Zinefilo, parte per una nuova missione: raccontarci di quella volta in cui la Signora in Giallo unì le forze con Magnum P.I.
L.
Magnum Mystery 1 (di 2)
Magnum in Giallo
di Vasquez
Mi capita, una volta ogni quattro-cinque anni, di uscire a cena con tre amiche di vecchia data. Vorremmo in realtà riuscire a vederci più spesso, purtroppo però i rispettivi impegni non ci consentono di fare di meglio. Alla fine va bene anche così, riusciamo a farci bastare il poco che ci vediamo, e abbiamo comunque modo di aggiornarci sulle nostre vite, nonché di divertirci.

Girls just wanna have fun (cit.)
Durante l’ultima volta che ci siamo viste, tra una chiacchiera e un morso di pizza, viene fuori che ognuna di noi ha una sua propria serie confort, di quelle che si lasciano in sottofondo in TV mentre si fa altro, viste e riviste fino alla nausea, di cui si conoscono a memoria tutti gli episodi ma della quale comunque non si riesce a fare a meno.
L’insospettabile serie preferita di Claudia (nome di fantasia) è “La signora in giallo” (Murder, She Wrote), e se conosceste Claudia, anche voi sareste rimasti a bocca aperta.
Fatto sta che viene fuori che gira voce stiano facendo un film, de “La signora in giallo”, e non un prodotto televisivo bensì un vero e proprio film per la sala cinematografica, con Jamie Lee Curtis al posto della compianta Angela Lansbury.

Secondo voi se pò fa’?
I percorsi del MACC (Motore ad Alta Coincidenza Cinematografica) sono infiniti, come sappiamo, e sappiamo pure che tutte le strade portano al cinema, o alla TV. Infatti si dà il caso che Angela Lansbury, prima di diventare Jessica Fletcher, fosse già stata un’investigatrice dilettante, anzi, l’investigatrice dilettante per eccellenza, ovvero miss Marple, nel film Assassino allo specchio (The Mirror Crack’d, 1980), dal romanzo omonimo del 1962 di Agatha Christie, dove recitava anche Tony Curtis, papà della nostra cara Jamie Lee.
A volte ci si mettono anche i fan, ad aiutare il MACC a battere il ferro finché è caldo, tant’è infatti che qualche giorno dopo quella nostra seratina, sul nostro gruppo Whatsapp di mia creazione, Francesca (altro nome di fantasia) posta una locandina, quasi un invito ad andare tutte insieme a vedere il film di prossima uscita:

Mi metto a cercare in Rete, e scopro sgomenta che è una locandina fan-made, un falso, non c’è traccia in giro di un film con Jamie Lee Curtis, Tom Selleck e George Clooney, solo voci di corridoio. E perché non c’è traccia in giro di un film simile?!? Sarebbe divertentissimo! Anzi: perché non approfittare che Tom Selleck è ancora tra noi e magari fare un film con Jessica Fletcher e Thomas Magnum che danno la caccia Danny Ocean?
Per gioco, digito nella barra di ricerca di Google “La signora in giallo e Magnum P.I.” e mi viene fuori questa immagine:

“Magnum, She Wrote”, geniale!
E questa adesso da dove viene fuori? Mi sono incuriosita per molto meno, e mi basta poco per scoprire che i due personaggi si sono già incontrati in due episodi cross over nelle rispettive serie di appartenenza. Ricordavo un incontro di Thomas Magnum con i due fratelli protagonisti del telefilm “Simon & Simon” (episodio 2×01, 1982), anche loro investigatori privati, ma non ricordavo assolutamente questo con Jessica Fletcher, così accingo al recupero.
Si parte con “Magnum P. I.”. L’episodio è il 7×09 (19 novembre 1986) “Realtà e fantasia” (Novel Connection in originale).
Robin Masters è in Grecia e Higgins va in aeroporto a prendere Pàmela, carissima amica del signor Masters (scrittore per il quale lavorano sia Higgins che Magnum) che pare abbia contribuito alla pubblicazione dei suoi primi romanzi, la sorella di Pàmela, Joan, e la giovane segretaria di Joan, Amy. Mentre i quattro sono in auto sulla strada per hotel prenotato dalle tre donne, ecco che spunta un furgone che li manda volutamente fuori strada. Al che, arrivati comunque alla tenuta del signor Masters, si decide che le tre soggiorneranno lì invece che in albergo, approfittando della presenza di Magnum come gorilla, o portaborse, o quel che è… Di sicuro non un detective. Anzi per tagliare la testa al toro Pàmela decide di far intervenire una sua conoscenza per far luce sull’incidente del furgone.
Magnum, pur se un po’ offeso dall’atteggiamento dell’insopportabile Pàmela, non si dispiace di rinunciare a quest’indagine estemporanea, perché ha comunque altro da fare, ma è lo stesso incuriosito dalla persona da lei interpellata per risolvere il caso. Curiosità che sale sempre più, datosi che sia Pàmela che Higgins si rifiutano di farne il nome. Finché finalmente costui arriva…

… o forse dovrei dire “costei”?!?
Viene fuori che Magnum la conosce! O meglio: conosce “J. B. Fletcher”, la famosa serie televisiva con annesso famoso scrittore, ma non aveva idea che dietro le iniziali si nascondesse il nome “Jessica”, e che lo scrittore fosse in realtà una scrittrice, nonché investigatrice. Be’, forse investigatrice non proprio, comunque sia è lei il valido aiuto per l’indagine che Pàmela stava aspettando.
[Intervengo giusto per ricordare come lo pseudonimo usato da Jessica giochi con un nome esistente, J.S. (Joseph Smith) Fletcher, autore britannico di “giallo classico” che ha avuto buona distribuzione anche in Italia, sin dagli anni Venti del Novecento. Nota etrusca]
La parte investigativa dell’episodio però non è delle più riuscite. La vicenda è tutta giocata sul fatto che Magnum non è ufficialmente incaricato del caso ma ci si ritrova invischiato suo malgrado, e malgrado Pàmela, che invece vorrebbe che a occuparsene fosse la sola Jessica. La quale è però a favore del coinvolgimento di Thomas, con gran scorno di Higgins, che si mette a fare il piacione con la famosa scrittrice e non vorrebbe Magnum fra i piedi.
Higgins: «Ho organizzato una colazione a base di aragoste del Maine in suo onore.»
Jessica: «Oh grazie! Che pensiero gentile. Vuole chiedere al signor Magnum di essere dei nostri?»

Lo percepite anche voi…

…il fastidio…

…di Higgins?
Il canovaccio giallo della puntata mi ha lasciato parecchio perplessa. Non ci si capisce niente, tra anelli di diamanti che vengono dichiarati falsi e invece sono veri, mariti violenti, una vedova inconsolabile che però non vede l’ora di gettarsi tra le braccia di Magnum, un sicario (l’autista del furgone, l’unica cosa che ho capito), cocktail party organizzati non si sa da chi per conto di chi, un magnate industriale, un intermediario finanziario, un grosso editore…
È tutto parecchio confuso e intrecciato più del necessario. Ma di sicuro si pone parecchio l’accento sulle fantastiche doti deduttive della signora Fletcher, e a sorpresa scopro che l’opinione che Higgins ha di Magnum è tutt’altro che bassa, anzi a un certo punto lo difende anche, con l’indisponente Pàmela che continua denigrarlo, visto che stando alle apparenze Robin Masters gli concede di vivere nella sua tenuta senza fare niente. Al che Higgins la redarguisce: «Non è né un ozioso né un profittatore, e non è proprio l’ultimo arrivato, come investigatore.»

“Lo stimo certo, ma non è che si può sedere al tavolo dei grandi con noi”
Comunque, alla fine di diverse peripezie, pedinamenti e sospetti ora sull’uno ora sull’altro, si finisce con uno scontro a fuoco tra Magnum e tale Mayfield, il sicario, che finisce ovviamente con la morte di quest’ultimo.
Mayfield era stato mandato da un certo Arthur Houston per non ben specificati motivi per uccidere Joan, la sorella dell’amica della signora Fletcher, mentre Higgins, che per tutto il tempo ha creduto di essere lui il bersaglio, non riesce a capacitarsi della figura da idiota che ha fatto agli occhi di Jessica. Ma il Maine d’estate a quanto pare è bellissimo: ottima cucina, locande accoglienti, trascorrere le ferie dalle parti di Jessica Fletcher potrebbe non essere non essere una cattiva idea.

Caso chiuso, ora di rilassarsi
Eh.
Ma se il caso è chiuso, di cosa mai parlerà la seconda parte di questo cross over?
Sempre più curiosa, accingo al recupero dell’episodio 3×08 (23 novembre 1986) de “La signora in giallo”, scoprendo sgomenta che trovarlo in italiano non è facile come lo è stato per quello di “Magnum P. I.”, neanche attingendo alla migliore distribuzione italiana, ossia quelli dei Santi Pirati, di cui ho beccato una registrazione da Rete4 della quale parlerò tra poco, e da cui provengono le schermate che ho catturato, tranne quella di Higgins infastidito.
“Magnum P.I.” è da sempre di proprietà della Mediaset, fu Fininvest, sin dalla sua prima apparizione in Italia in quel del 1982, e anzi da un po’ di tempo viene anche ritrasmesso su Italia1 la mattina dalle 6,30 alle 8,30 in doppia replica: qualcuno si è finalmente deciso a togliere “Supercar”! [Non ci sperare, Vasquez, quella maledetta serie sarà replicata nei secoli dei secoli! Nota etrusca]
“La signora in giallo” invece esordì in Italia nel 1988 sulla RAI, dove è rimasta anche in replica fino al 2011, quando le reti berlusconiane ne hanno acquistato i diritti per la trasmissione in chiaro, accorgendosi così che curiosamente la puntata 3×08 Magnum on Ice della serie con protagonista Jessica Fletcher non era mai stata doppiata né trasmessa dalle reti nazionali.

Troppa fatica in RAI stare a ricreare il font originale,
figuriamoci doppiare episodi perduti
(dalla puntata 1×08 “Delitto alla ribalta”,
non sono riuscita a scoprire la data di trasmissione)
[Le date sicure per questo episodio sono: 7 settembre 1988, 1° aprile 1994,
24 agosto 1994, 15 gennaio 1996 e 5 luglio 1999. Nota etrusca]

I due riescono a dimostrarsi reciproca stima
anche in momenti leggermente fuori luogo:
«Allora buona fortuna per le indagini!»
«Grazie! E a lei auguri per il suo prossimo romanzo!»
La cosa veramente spettacolare è quello che invece hanno fatto alla Mediaset nel 2011, all’acquisizione dei diritti in chiaro della serie. Non solo si sono premurati di doppiare l’episodio mancante, ma hanno ridoppiato anche la prima parte del cross over, la puntata di “Magnum P.I” con Jessica Fletcher, dove Angela Lansbury era doppiata da Laura Rizzoli, richiamando la doppiatrice storica di Jessica, quella cui tutti siamo abituati, ossia Alina Moradei.
Per l’occasione hanno richiamato anche i doppiatori originali di Magnum, Higgins, Rick e T.C., e trasmesso, sia Magnum ridoppiato sia, finalmente in chiaro, l’episodio “dimenticato” de “La signora in giallo”, uno di seguito all’altro, su Rete 4, il 29 ottobre 2011 (fonte AntonioGenna.net che tra l’altro riporta anche un dietro le quinte piuttosto interessante, ma come sempre non si capisce da dove venga fuori).
Ed è questa la trasmissione che qualcuno si è premurato di registrare, che io poi ho “acchiappato” in Rete e da cui ho preso le schermate per questo pezzo.

Purtroppo, anche se diversi siti riportano la suddetta data, non ce l’ho fatta a trovare prove tangibili, neanche sfruttando l’archivio de “L’Unità”

… ma questa scritta in sovrimpressione può essere una conferma
che ci sia stato un cambio di palinsesto dell’ultimo minuto,
e che quindi le guide TV dell’epoca non abbiano fatto in tempo ad aggiornarsi
Impresa gustosissima, e per me irresistibile, il confronto tra i due doppiaggi della puntata di “Magnum P.I.”, uno del 1986 e uno del 2011. Venticinque anni di differenza non sono uno scherzo, e non è una cosa che capita tutti i giorni.
Qualcosa di simile accadrà comunque quattro anni più tardi, anche se in ambito cinematografico e non televisivo. Sto parlando di Terminator (1984) e del suo reboot Terminator Genisys (2015), dove sono stati ripresi alcuni dialoghi presenti nel film del 1984 e riportati identici in italiano in quello del 2015.
Ma mentre in Genisys si riesce a percepire il divario di trent’anni di evoluzione del doppiaggio, come ci spiega Evit in questo suo pezzo:
«Anche non ricordando precisamente i dialoghi italiani del 1984, potrete facilmente identificare le battute “storiche” della Ciotti-Miller [responsabile dell’adattamento del primo Terminator] perché sono le uniche frasi che stonano leggermente con il resto dell’adattamento moderno; del resto in 31 anni lo stile e i metodi di lavoro nel mondo del doppiaggio sono cambiati in maniera totale e in questo film si scontrano verbalmente, se avete le orecchie per farci caso»
questo nuovo doppiaggio di “Magnum P.I.” è pressoché indistinguibile da quello storico.

Magnum 1986 (non proprio, ma quasi…) vs. Magnum ridoppiato
I dialoghi sono identici, del resto perché mettersi lì a fare un nuovo adattamento, quando la Mediaset possiede comunque i diritti del vecchio? E per di più sono recitati in maniera identica dai medesimi doppiaTTori, tranne che per il personaggio di Jessica Fletcher (e diversi personaggi secondari di importanza nulla). Le loro voci (nonché la loro bravura come doppiatori) sono invecchiate ottimamente, si sono leggermente inspessite, ma hanno retto egregiamente la prova del tempo.

Titoli di testa di “Magnum P.I.” della puntata 4×14 “La figlia di Rembrandt”…

…registrati il 13 luglio 1995…

…prima che nel finale della sigla si vedesse la famosa alzata di sopracciglia del protagonista
Ci sono alcune differenze tra i due adattamenti (in una scena la Fletcher viene chiamata “J.B.” nel 1986 e “Jessica” nel 2011, ad esempio), ma parliamo di cose infinitesimali, e se non si è a conoscenza di questa storia del ridoppiaggio, diventa una vera sfida capire quale versione si stia vedendo.
Il confronto dei doppiaggi mi ha dato modo di paragonare le due versioni dell’episodio, e in quella del 1986 ci sono alcune scene in più, tra cui quella con Higgins indignato di qualche schermata più sopra. Pochi minuti, che influiscono poco o nulla in una vicenda già di per sé confusa, però secondo me tolgono un po’ di pepe che non ci stava male.

“Madonna che fastidio ’sti confronti…”
I confronti non finiscono qui.
Il titolo originale Novel Connection fa riferimento a un sacco di cose, purtroppo intraducibili. C’è la “connessione insolita” che porta all’incontro tra Magnum e la Fletcher, nonché il gioco di parole insito nel termine “novel”, che vuol dire sia “nuovo, insolito, strano” che “romanzo”, facendo così riferimento all’attività di scrittrice della Fletcher. In italiano quindi si è optato per un pressoché neutrale “Realtà e fantasia”, attaccandosi al fatto che durante la puntata Magnum viene continuamente accusato di fare deduzioni sbagliate basandosi solo su sospetti e pregiudizi, invece che sulla logica, il ragionamento e fatti reali. E alla fine va bene anche così, anche perché nell’ambito delle titolazioni qui in Italia abbiamo avuto certamente di peggio.

Ulteriore non troppo velato motivo
per cui si guardava “Magnum P.I.”
Qualcosa di simile accade anche per la seconda parte della storia, che si svolge come detto nella serie dedicata a Jessica Fletcher, originariamente intitolata “Magnum on ice”, altra espressione idiomatica a cui arriverò a breve, che in italiano non poteva essere resa né nel 1986, né nel 2011 quando per la prima volta questa ottava puntata della terza stagione de “La signora in giallo” diventa degna di avere un titolo anche in italiano:

Se c’era da aspettarsi qualcosa di diverso, non ho idea di cosa potesse essere…
To put (o to keep) something on ice il mio dizionarietto me la traduce come “tenere qualcosa in sospeso, mettere da parte qualcosa”, ma qui mi viene tradotto, in una maniera sorprendentemente calzante, come “in prigione”.
E perché mai Magnum viene messo in prigione, se alla fine dell’episodio precedente lo vediamo tranquillamente stravaccato sul divano a leggere – per la prima volta a quanto pare – un libro della famosa J.B. Fletcher?
Accingendomi a vedere – finalmente! – la seconda parte di tutta ’sta manfrina, ecco che vengo assalita dalla Sindrome di Annie Wilkes. Ce la ricordiamo tutti Annie Wilkes, vero? L’Ammiratrice Numero Uno di Paul Sheldon, il creatore di Misery Chastain, il personaggio che assolutamente a nessun costo non può e non deve morire?

Annie Wilkes, felice come me quando mi capita di parlare di “Misery”
(prima di un attacco della Sindrome che porta il suo nome)
Annie l’infermiera pazza costringe – sia nel libro di Stephen King che nel film di Rob Reiner (ciao Rob!), entrambi capolavori – lo scrittore Paul Sheldon a riportare in vita Misery Chastain, che lui aveva “ucciso” nel suo ultimo romanzo. Ma il modo in cui fa tornare Misery risulta superficiale, una specie di truffa, un inganno. Annie gli spiega che la stessa cosa era successa in uno di quei “film a episodi”, in questo caso “Rocket Man”, che lei andava a vedere al cinema da bambina, storie a puntate, un episodio a settimana. Praticamente un telefilm.

La quiete prima della tempesta
I cattivi mettono Rocket Man in una macchina che non ha i freni, e poi la spingono giù per un dirupo. La macchina vola per qualche metro nel vuoto, poi urta contro una parete di roccia e esplode. Fine della puntata, se ne riparla il sabato successivo con un nuovo episodio, che iniziava sempre con la fine di quello precedente. Ed ecco che mostrano l’auto che viene giù dalla montagna, poi il burrone e poi, un attimo prima che la macchina spicchi il volo, lo sportello si spalanca e lui si catapulta fuori dall’auto. Ed è qui che Annie Wilkes perde il controllo:

Eccaaa’là! È partito l’embolo!
«[…] i bambini al cinema si misero a gridare di gioia perché Rocket Man si era salvato. Ma io no, Paul. Io ero fuori di me! Io gridavo: “Non è così che finiva l’altra settimana! Non è così che finiva l’altra settimana!”»
Balzò in piedi e prese a passeggiare nervosamente, a testa bassa, con i capelli che le pendevano come un cappuccio crespo intorno alla faccia, battendosi ritmicamente un pugno nel palmo dell’altra mano e mandando lampi dagli occhi.
«Mio fratello cercò di farmi smettere e siccome io non ne volevo sapere, cercò di mettermi una mano sulla bocca, ma io gliela morsicai e continuai a gridare: “Non è così che finiva l’altra settimana! Vi siete tutti rimbecilliti? Vi è venuta l’amnesia?” E mio fratello: “Sei matta, Annie”, ma si sbagliava di grosso. Venne anche il direttore del cinema e disse che se non la piantavo mi avrebbe cacciata via e io gli risposi che non ce n’era bisogno, perché me ne andavo da me, perché quella era una sporca truffa, perché non era così che finiva l’episodio precedente!»
Quando lo guardò, Paul vide la luce omicida che aveva negli occhi.
«Non si era buttato fuori da quella macchina! Quando la macchina era finita nel burrone, lui era ancora dentro! Lo capisci?»
Sì, perché la 3×08 de “La signora in giallo” inizia con un riassunto della 7×09 di “Magnum P.I.”, e porcamiseria! qualquadra non cosa! non cosa per niente!

Fine episodio vs Inizio dell’episodio successivo…
Jessica Fletcher stessa, con la voce di Alina Moradei, racconta in prima persona i fatti accaduti a partire dal tentativo di mandare fuori strada l’auto con a bordo Higgins e le sue tre ospiti, tentando oltretutto di dare un senso all’intera vicenda, quasi riuscendoci, devo dire. Fino a quando non si arriva allo scontro a fuoco, dove vengono sparati più colpi dall’una e dall’altra parte, tra Magnum e il sicario Mayfield, che rimane ucciso da un colpo frontale al cuore impugnando egli stesso una pistola. Ma Jessica ora dice che tutti hanno udito “solo” due colpi, e Mayfield è rimasto ucciso da un colpo alle spalle, e oltretutto era disarmato! Motivo per cui Magnum viene arrestato per omicidio volontario.

Sempre stima: «Auguri per il suo prossimo romanzo!»,
«Tanti auguri anche a lei per le sue future indagini!»
Ad averlo saputo prima, che mi sarei trovata di fronte a tutti ’sti misteri, probabilmente non mi sarei mai imbarcata nella scrittura di questo post, e la tentazione di mollare tutto come sempre scorre potente, ma ormai sono in ballo, e credo che non riuscirei a fermarmi neanche impegnandomi…
Questo sito mi spiega che all’epoca del fattaccio la CBS realizzò due diversi finali per l’episodio di “Magnum P.I.”: uno con finale aperto, di modo da poterlo ricollegare col proseguio della storia nella serie di Jessica Fletcher, e uno col finale chiuso, e cito «in modo che le reti che trasmettevano “Magnum P.I.” in syndacation non avessero problemi.»
Sempre stando a TV Blog, pare che nel 2011 dovesse andare in onda la versione col finale aperto, ossia quella in cui Mayfield viene colpito alle spalle e Magnum messo in prigione (come riassunto dalla signora Fletcher), ma poi evidentemente qualcosa non è andato in porto:

“Maremma del fastidio!”
«Grazie a Diego Castelli, della Redazione cinema di Rete4 nonché autore di SerialMinds, veniamo a sapere che l’episodio di “Magnum P.I.” che andrà in onda domani alle 12 non sarà quello a finale aperto, come detto da noi. La rete ha avuto problemi contrattuali nel recupero dell’episodio col cliffhanger, motivo per cui domani, prima della puntata inedita de “La signora in giallo”, vedremo un riassunto della puntata appena trasmessa che mostrerà il finale che non è andato in onda.»
Mi sento di poter affermare che TV Blog è un sito serio, e quindi credo che la notizia sia attendibile, peccato solo che la nota che riporta alla fonte di questa notizia rimandi a un link non più attivo, di un sito archiviato, forse lo stesso da cui AntonioGenna.net ha tratto le notizie dei “dietro le quinte” del ridoppiaggio.

Dove eravamo rimasti? Ah sì! On Ice!
Okay, finalmente ci siamo. Dopo essermi chiarita tutti i dubbi e le curiosità e aver esaurito tutti i “dietro le quinte”, posso finalmente togliermi la soddisfazione di vedere come cacchio va a finire ’sta storia.
La signora Fletcher si mette subito all’opera, andando a ispezionare il luogo dell’omicidio, e poi su suggerimento di Magnum, va a incontrare tipi loschi incassando velate minacce.
Higgins nel frattempo scopre che dall’armeria del signor Masters è scomparsa una pistola, una 45 automatica, e un silenziatore, la qual cosa spiegherebbe perché si sono uditi solo due colpi quando Mayfield è stato ucciso: chi ha sparato a Mayfield alle spalle ha usato la pistola col silenziatore rubata nella tenuta di Robin Masters, e i sospetti cadono sulle tre insospettabili donzelle ospiti di Higgins.
Il quale Higgins finalmente paga la cauzione di Magnum, che può così mettersi a indagare per conto proprio invece di farlo per interposta persona. Sfiga vuole che proprio ora che lui è fuori viene ammazzato qualcun altro, con la stessa arma con cui è stato ucciso Mayfield.

«Ho finito il tuo libro Jessica. Lo scrittore più vicino
al mio genere è Dashiell Hammett, ma piace il tuo modo di ragionare!»
(L’informale vestaglia di Jessica fa in modo che i due si diano finalmente del tu)
Tra mariti avidi e violenti, gioielli scomparsi, vedove cattive che confessano macchinazioni improbabili, Higgins karateka e Magnum ruffiano, il caso si dipana, di certo non più chiaramente rispetto alla sua prima parte, ma in qualche modo arriva a conclusione.
Non ho mai seguito assiduamente “La signora in giallo” e non saprei dire quanto questa puntata ne sia indicativa, anche perché qui si svolge tutto alle Hawaii, sul terreno e coi comprimari di Magnum. Tutto quello che so su Jessica Fletcher mi viene dal canale YouTube di Simone Fini “Gioventù Passata Davanti Al Tubo Catodico“, di cui sono drogata persa, il cui unico difetto è di non citare le fonti da cui prende tutte le informazioni e gli aneddoti gustosi che snocciola in ogni puntata.
E non posso neanche stare a paragonare la Lansbury, allora sessantunenne, con qualcuna delle attrici che oggi hanno quell’età o giù di lì. Se si pensa a Demi Moore, Monica Bellucci, Sandra Bullock, di certo non vengono in mente delle signore di mezz’età, per quanto energiche, quale è invece il modo in cui tutti ricordiamo Angela Lansbury. Devo dire comunque che l’attrice aveva una bella vitalità (se ne va in giro sopra i tacchi a passo di carica per tutto il tempo!) e tutta una serie di piccoli gesti e manierismi che mi sono piaciuti molto.

«Allora Jessica, che ne dici se facciamo un patto?
Se tu non prendi la licenza da investigatore privato,
io non compro una macchina da scrivere!»
(continua domani)
Ringrazio di cuore Vasquez per questa sua nuova “missione”.
L.
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L’opera di Carpenter generalmente rifugge le tradizioni consolidate dell’horror, ma ciò non significa che il regista non utilizzi frequentemente le componenti e la struttura di un genere cinematografico tradizionale: è solo che il genere spesso non è quello del film horror.
Il primo dei western “nascosti” di Carpenter fu il suo primo film degno di nota, il cortometraggio di 21 minuti del 1970 della USC, The Resurrection of Bronco Billy, che in seguito vinse un Premio Oscar. [In realtà il premio è andato a John Longenecker per il soggetto. Nota etrusca] Carpenter non diresse il film – che è una storia moderna della graduale immersione di un giovane in una vita fantastica ispirata ai film western – ma gli vengono attribuiti la storia, il montaggio e la musica, un contributo creativo più che sufficiente per definire il cortometraggio come il primo di molti film di Carpenter “sui” western senza in realtà “essere” un western.
Secondo il fan britannico Marc Bright, Carpenter in seguito vendette un’altra sceneggiatura western intitolata El Diablo, che avrebbe dovuto avere come protagonista Kurt Russell. Carpenter spiega: «Non ha mai preso forma in un progetto che rendesse tutti felici». Come Blood River, El Diablo trovò poi una collocazione in TV, questa volta per HBO in IWO, dove vinse un Cable Ace Award come miglior film o miniserie. [Del film
Le influenze western di Carpenter vanno oltre i registi classici del genere. Sia Vampires (1998) che Fantasmi da Marte mostrano forti influenze dai maestri del western contemporaneo, in particolare Sergio Leone e Sam Peckinpah. Carpenter definisce C’era una volta il West (1968) di Leone «un film straordinario» e attribuisce a Peckinpah il merito di aver «trasformato il cinema d’azione e il linguaggio della violenza come nessun altro».
Essi vivono (1988) contiene un altro frequente stereotipo dei film western, che ha suscitato polemiche tra molti scrittori e registi durante il periodo di massimo splendore del genere, durante la caccia alle streghe degli anni ’50: una prospettiva quasi anti-capitalista che ritraeva le ferrovie, i baroni terrieri e gli industriali come cattivi, e i contadini e gli allevatori come buoni. Lo stesso Carpenter ha spiegato che «il western si basa sullo stereotipo americano [american cliche]… che esiste un luogo in cui l’individuo è importante. Un uomo può andarsene dalla sua proprietà senza essere ostacolato dal Governo e dai ricchi… sai, c’è l’idea di libertà e dovere individuale: devi catturare questo prigioniero, difendere questa città o forte militare, o qualsiasi altra cosa. Sono tutte cose davvero americane di base».



















«Nelle scuole di tutto il Paese gli allievi recitano che le cinquantasei etnie nazionali – di cui gli uiguri fanno parte – sono la pietra angolare dell’influenza culturale della Cina nel mondo. Sulle nostre carte di identità c’è scritto che siamo cittadini della Repubblica popolare cinese, ma nel nostro cuore siamo sempre uiguri. Uomini e donne pregano Dio nelle moschee e non nei templi buddhisti. I musulmani più religiosi portano la barba e le loro mogli il velo. Nelle case, le scuole e le strade dello Xinjiang risuonano le tonalità ruvide e rauche della lingua uigura, un dialetto derivato dal turco e non dal mandarino. Il cibo di base non è il riso, come per gli han dell’est, ma il naan, un pane piatto e tondo tipico dell’Asia centrale. Eppure, più che mai nel contesto attuale, le nostre distinzioni culturali danno fastidio e gli episodi delle rivolte passate inquietano. Ecco perché siamo fuggiti in Francia nel 2006, subito prima che lo Xinjiang precipitasse in una repressione senza precedenti.»




Gennaio 1973, una delle più grandi major americane, la Warner Bros, inonda l’intero globo terracqueo con una serie di filmacci di arti marziali raccattati nei cassonetti della spazzatura di Hong Kong (che non è Cina ma gli assomiglia, e poi ha una fiorente industria cinematografica), la risposta del pubblico è unica nella storia del cinema e all’improvviso i “film di menare” sono l’investimento più fruttuoso dell’epoca. Filmacci zozzi che non costano niente venduti in ogni singolo cinema esistente al mondo.













“Daily Variety” del 9 maggio 1968 annuncia la rottura fra Solar e Warner Bros, un accordo per sei film che probabilmente salta a causa dello sforamento del budget delle riprese: vari incidenti e imprevisti hanno infatti prolungato per mesi la lavorazione del film con relativo aumento di spese. Lo stesso McQueen annuncia che finirà la pellicola, malgrado la rottura del contratto.








«Nel 1967 la Ford Mustang era già un successo senza precedenti che aveva conquistato un nuovo pubblico, tra cui una generazione di giovani baby boomer desiderosi di guidare un’auto diversa, più compatta, esteticamente accattivante e sportiva, oltre alle donne che erano entrate nel mondo del lavoro e avevano iniziato a guidare. Prima del lancio delle sue famose versioni della muscle car di Ford, il celebre pilota e preparatore Carroll Shelby aveva definito in maniera sprezzante la Mustang originale come “l’auto delle segretarie”.»
























Usando le leggi fisiche relativistiche di Einstein e attingendo pesantemente ai lavori già svolti da altri […], ricavai le equazioni che servivano a Oliver. Queste equazioni calcolano le traiettorie dei raggi luminosi che partono da una qualche sorgente – per esempio, una stella remota – e viaggiano verso l’interno, attraverso lo spazio e il tempo incurvati da Gargantua, fino a raggiungere la telecamera. Da quei raggi, le mie equazioni ricavano quindi le immagini viste dalla telecamera, tenendo conto non solo delle sorgenti luminose e della curvatura dello spaziotempo generata da Gargantua, ma anche del moto orbitale della telecamera attorno al buco nero. […]











































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