Capita sovente che qualche argonauta digitale approdi sul mio blog in cerca di informazioni. Capita anche che qualcuna di voi mi scriva ‘’mia figlia vorrebbe partire per l’Australia, posso mettervi in contatto?”.
E’ il 2025 e ancora mi stupisco. Mi stupisco per il fatto che questo blog nato ormai parecchi anni fa desti ancora la curiosità di qualcuno che preferisce leggere anziché guardare (magari un reel che va tanto di moda adesso, uhm?).
Inutile dirvi che certe domande capitano sempre nel mezzo di qualche noiosa bega lavorativa e che hanno quindi l’effetto lenitivo di ricordami che non importa dove sono adesso, in passato ho vissuto qualcosa di incredibile e ne porto ancora i segni addosso. Finisco quindi con la testa tra le nuvole e dimentico di allegare quel file importantissimo prima di inviare quella mail importantissima. Succede e sorrido, non mi arrabbio mica.
A proposito di segni addosso, io a quella mamma che mi scrive vorrei tanto rispondere ‘’non farla partire’’, ma poi ovviamente non lo faccio mai.
Se penso che il capitolo australiano è finito ormai 7 anni fa mi sembra impossibile. Non c’è giorno presente che io non ritrovi un collegamento al passato anche semplicemente vagando tra le corsie del supermercato (quasi sempre davanti agli avocado, voi lo sapete perché) o in fila al casello autostradale. L’esperienza australiana è un tatuaggio invisibile su ogni cm della mia pelle, tatuaggio di cui non mi pentirò mai. Non lo vedo, ma so che c’è.
O meglio, sì, mi correggo, a volte me ne pento perché quando torni da esperienze del genere rimane dentro di te quel seme che resta al buio, che non annaffi più per anni perché la vita ”normale” scorre nel frenesia di giornate tutte uguali e allora finisci che te ne dimentichi, ma non te ne dimentichi mai per davvero e ogni tanto germoglia senza che tu te ne accorga. Anno dopo anno, fogliolina dopo fogliolina, ecco che nel 2025 rifà capolino. Succede quindi che la vita ”normale” non ti soddisfa, ma hai 35 anni, un lavoro che conosci a memoria, una città che hai imparato ad amare, delle piantine da curare, persone che hai lasciato andare e un giorno ti svegli e dici a voce alta ”ma se mandassi tutto a fanculo monte?”.
Ci sto pensando sul serio.

Dicevo, l’ultima foglia è spuntata in Grecia, precisamente a Skiathos. La prima settimana di ferie non mi sono accorta di nulla, è trascorsa tra un bagno in acqua e una moussaka nella pancia. A ripetizione, così, per 7 giorni (il menu variava, dai!). Il decimo giorno ho iniziato a realizzare che stava per finire, che da lì a qualche giorno sarei tornata al pc, a vedere le stesse persone (alcune purtroppo, alcune per fortuna), a fare i soliti bilanci, a tirare le solite somme e quella stessa notte è tornata a farmi visita la dermatite. Quella stessa dermatite che mi accompagna per 351 giorni l’anno e che non mi merito, di sicuro no. Erano lacrime quelle o era l’acqua del mare di Lalaria?
Ecco lì il glitch. Sono fottuta.






























